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ALLA SCUOLA DI QUALE FRANCESCO?
Elio Bromuri, su Incrocinews 3 novembre 2006

Nel Salone papale del sacro Convento di Assisi il 26 e 27 ottobre si è svolto un convegno di studio sul famoso evento del 27 ottobre 1986, quando, su invito di Giovanni Paolo II, i capi delle Confessioni cristiane e delle religioni mondiali non esitarono a riunirsi fraternamente in Assisi. Il tema del convegno: "Le religioni e la pace", portava come sottotitolo "Lo "spirito di Assisi" nel XX anniversario della Giornata mondiale di preghiera per la pace. 

Il significato di questo incontro è stato l'oggetto della relazione introduttiva del card. Paul Poupard, che ha qualificato come "storica" e "profetica" quella giornata, riprendendo i termini usati da Benedetto XVI nella lettera inviata al vescovo di Assisi Domenico Sorrentino proprio in vista delle manifestazioni di ricordo che sarebbero state celebrate in questo periodo.

Nella lettera l'attuale Pontefice, ricollegandosi al suo predecessore, riformula il senso di quel famoso incontro: «Il suo invito ai leader delle religioni mondiali per una corale testimonianza di pace servì a chiarire senza possibilità di equivoci che la religione non può che essere foriera di pace». Mons. Sorrentino ha fatto un ampio commento della lettera di Benedetto XVI, pietra miliare nella prosecuzione del cammino di dialogo interreligioso. Ha commentato il pericolo di una deriva relativista e sincretista che Papa Ratzinger non ha mancato di rilevare, riprendendo le parole di Giovanni Paolo II: «Il fatto che siamo venuti qui non implica alcuna intenzione di ricercare un consenso religioso tra noi o di negoziare le nostre convinzioni di fede».

A venti anni di distanza, pur essendo cambiata la situazione del mondo, e cambiata in peggio, la preghiera per la pace si rende pertanto, nella parola di Benedetto XVI e nell'autorevole lettura che ne ha fatto ad Assisi il vescovo Sorrentino, un cammino che avrà un futuro «alla scuola e in compagnia di Francesco d'Assisi», l'uomo di pace che otto secoli fa (1206) ascoltò la voce del Crocifisso di San Damiano: «Va', ripara la mia casa che è tutta in rovina». Alla scuola di Francesco. Ma di quale Francesco?

Nel convegno è stata presentata da parte di Sandra Migliore (Università di Torino) un'analisi storica in cui si delineano i vari volti che a Francesco sono stati attribuiti dagli storici a seconda delle mode del tempo. Anche oggi la sua figura è adattata a visioni del mondo che potrebbero distorcere il senso della sua santità. Francesco d'Assisi non è la bandiera per tutte le battaglie. È, sì, uomo di pace, di quella pace che il Vangelo ha annunciato agli uomini che Dio ama ed è anche amante della natura, in quanto creatura di Dio.

Nel convegno si è ampiamente ricordato questo per allontanare ogni ombra su Francesco, l'uomo delle beatitudini. Non poteva mancare, nell'ambito di un convegno organizzato da un Istituto teologico aggregato all'Università del Laterano e rivolto prevalentemente a docenti e studenti di teologia, una relazione storica, che prendesse in esame il cammino di questi venti anni dalla dichiarazione Nostra aetate ad oggi. Alberto Melloni (Università di Modena e Reggio Emilia) ha descritto sei "cornici" nelle quali ha inquadrato l'evento del 1986 ed è giunto alla conclusione che quella Giornata fu una intuizione per un verso anticipatrice dei tempi che trovò impreparata gran parte dell'opinione pubblica, favorevolmente sorpresa. Per un altro verso, fu anche il frutto di un riavvicinamento delle religioni tra loro, iniziato in sordina molti decenni prima, proprio per evitare il paventato "scontro di civiltà" di cui, ha notato Melloni, si è parlato per la prima volta nella Settimana sociale dei cattolici francesi (Maritain, Guitton) quando Huntinghton (il famoso autore del libro che porta lo stesso titolo) aveva solo 4 anni.

L'iniziativa di Giovanni Paolo II, inoltre, è il punto di arrivo di quella linea pastorale del dialogo instaurata da Paolo VI, il quale, appena nove giorni dopo l'elezione, iniziò a scrivere la "Ecclesiam suam".

Un altro aspetto di rilievo nel convegno è stato il resoconto del lavoro di ricerca teologica e insegnamento didattico che in questi anni si è sviluppato nell'Istituto teologico di Assisi, frequentato da più di duecentocinquanta studenti provenienti dalle famiglie religiose e dal seminario, e da laici delle parrocchie. Una vitale e variegata comunità che gode degli spazi del Sacro Convento, di una ricca biblioteca, di illustri docenti e soprattutto della vicinanza con il Santo di Assisi che giace nella attigua Basilica.

Ci si è domandati quale eredità ha lasciato lo "spirito di Assisi" in coloro che vivono e lavorano nello stesso luogo da dove tale "spirito" si è diffuso nel mondo. Oltre al bilancio, piuttosto lusinghiero, sono state messe in evidenza le piste di sviluppo che a vent'anni di distanza rimangono ancora da percorrere e anche gli aspetti finora inesplorati, tenendo conto del cambiamento del clima culturale che nel frattempo si è prodotto.

   
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