In cammino per l'unità: Cattolici-Ortodossi 
Bari «prepara» Belgrado
Mimmo Muolo, su Avvenire 18 luglio 2006

Il recente Colloquio interconfessionale svoltosi nel capoluogo pugliese anticipa idealmente la Commissione teologica mista che a settembre, dopo sei anni, torna a riunirsi. In Serbia. Parla padre Rosario Scognamiglio: «Gli anni della sofferenza e, forse, della stanchezza non sono passati invano»

Da Baltimora a Belgrado, passando per Bari. Un asse ecumenico delle tre «B» collega, infatti, la sede dell'ultima riunione della Commissione mista per il dialogo teologico cattolico-ortodosso (tenutasi negli Stati Uniti nel 2000) a quella della prossima (Belgrado, appunto, a settembre), ma anche alla città di san Nicola, da secoli uno dei centri più importanti del dialogo con l'Oriente, oltre che sede di alcune riunioni della Commissione. E mentre si prepara l'appuntamento nella capitale serba, proprio da Bari giungono i primi segnali dell'importanza che le due Chiese sorelle riconoscono alla ripresa del confronto teologico, dopo la dolorosa interruzione seguita all'incontro di Baltimora.

L'Istituto di Teologia ecumenica ha recentemente dedicato il XIV Colloquio cattolico-ortodosso, tradizionale appuntamento di studio che si tiene periodicamente a Bari fin dal 1979, all'esame del cammino percorso grazie al dialogo teologico tra le due Chiese. «Non è stata solo una commemorazione - afferma padre Rosario Scognamiglio, direttore dell'Istituto di teologica ecumenico-patristica greco-bizantina - ma un tentativo di coglierne indicazioni vitali per la nostra identità e il nostro presente». A Belgrado, infatti, il tema sarà Conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa. Autorità e conciliarità nella Chiesa. Che cosa ci si deve aspettare, dunque? «Impossibile fare previsioni - risponde il domenicano - Ma è certo che gli anni della sofferenza, delle perplessità e forse della stanchezza, non sono passati invano. Da allora ad oggi c'è stato il lavorio, lo studio e l'impegno di tante persone che hanno continuato a sperare in una ripresa. Ora finalmente ci siamo».

Gli esperti di ecumenismo, tra l'altro, ritengono che non sia questo il solo segnale positivo. Padre Scognamiglio ricorda: «L'impegno ecumenico si misura sempre più da una parte con la comune sensibilità per le comuni radici europee, sensibilità che anima la collaborazione ecumenica delle Chiese di Europa in cammino verso la terza Assemblea di Sibiu. E dall'altra questo panorama si arricchisce della volontà precisa del Papa circa l'irreversibilità del cammino verso l'unità dei cristiani. Impegno sempre più chiaramente riconosciuto anche da altri capi di Chiese, come dal patriarca di Mosca».
Le premesse per fare bene, dunque, ci sono. Ma occorrerà imparare anche dal passato. «In primo luogo - è scritto nelle conclusioni del XIV Colloquio di Bari - l'efficacia del dialogo teologico risulta da un assoluto accordo tra l'amore e la verità. L'uno presuppone l'altra. In secondo luogo, i teologi che lavorano al dialogo hanno bisogno che il loro impegno non resti isolato dalla vita delle Chiese, come occupazione di addetti al lavoro, ma trovi ricezione nel popolo di Dio, che lo accoglie, lo assimila e lo renda ethos ecclesiale».

Durante il Colloquio barese anche il professore ortodosso Martzelos ha ricordato: «Più di una volta il dialogo della verità ha rischiato di naufragare non per le verità che si affermavano, ma per le incoerenze che si interponevano». È il caso dei problemi verificatisi nei territori dell'ex Urss dopo il crollo della cortina di ferro. «Mentre i teologi affermavano alcune verità, la prassi ecclesiale, da entrambe le parti, le contraddiceva. Anche qui va ricercata una delle cause principali della sospensione del dialogo - conclude padre Scognamiglio -. Speriamo siano definitivamente alle spalle».
_________________
[Fonte: Avvenire 18 luglio 2006]

| home | | inizio pagina |