L'Istruzione 

Una spiegazione e un riassunto

L'Istruzione Redemptionis sacramentum, redatta dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, d'intesa con la Congregazione per la Dottrina della Fede, fa seguito a quanto chiesto dal Santo Padre Giovanni Paolo II nel n. 52 della recente Enciclica sull'Eucaristia, Ecclesia de Eucharistia, circa un documento "cum monitionibus etiam generis iuridici" per contrastare gli abusi in ordine all'Eucaristia.

Il Papa constata che accanto alle "luci" esistono anche delle "ombre" nella situazione pastorale intorno a questo grande "Sacramento della Redenzione", e proprio perché esso è il "Sacramento dei Sacramenti", ci si sforza di porre rimedi ai problemi che purtroppo esistono al riguardo.

L'Istruzione, quindi, si ricollega alla visione di ampio respiro dell'Enciclica Ecclesia de Eucharistia. Per la stesura le due Congregazioni si sono avvalse del contributo dei propri Vescovi Membri e di numerosi altri Vescovi ed esperti.

Il nuovo documento mira non tanto a formulare punti di divieto, quanto a ribadire la giusta prassi e a spiegarne i motivi. Esso fa appello innanzitutto ai Vescovi, ma anche ai sacerdoti e diaconi e a tutti i fedeli per una rinnovata vigilanza a salvaguardia della vera fede della Chiesa riguardo alla celebrazione dell'Eucaristia. Infatti, senza l'autenticità dell'Eucaristia la Chiesa soffre gravemente.

Conforme al genere giuridico di una "Istruzione", il nuovo documento non ha il compito di stabilire una nuova legislazione, ma di ribadire la legge in vigore, stimolandone e motivandone l'applicazione.

Il documento esordisce con un Preambolo che afferma queste sue caratteristiche e finalità, e si sofferma sul danno che gli abusi in materia di celebrazione eucaristica possono recare alla Chiesa, evocando parimenti alcune delle cause del fenomeno. Riconoscendo che il termine "abuso" può riferirsi ad atti molto diversi tra di loro quanto alla gravità, rimanda al capitolo finale (VIII) per le dovute distinzioni al riguardo.

Il Capitolo I afferma la responsabilità della Chiesa nello stabilire le forme di celebrazione liturgica e nel vigilare su di esse. Ciò va esercitata in primo luogo dai Vescovi, in unione con il successore di Pietro, il Papa, ma anche dai loro collaboratori soprattutto dai sacerdoti e dai diaconi. In linea con tanti documenti del Concilio e del Magistero, si insiste fortemente qui e nell'intero documento sulla figura centrale del Vescovo.

Nel Capitolo II si sottolinea il ruolo tutt'altro che passivo dei fedeli laici nella celebrazione della Santa Messa e nella liturgia in genere, attingendo soprattutto all'insegnamento del Concilio Vaticano II, del Papa Giovanni Paolo II e dei suoi predecessori. I fedeli laici esercitano, in maniera profonda e interiore, una partecipazione che trova espressione anche esterna nelle tante risposte, acclamazioni, canti e azioni del popolo volute dal Concilio. Inoltre, come fatto normale, alcuni tra i fedeli laici assumono un ruolo nella preparazione e nello svolgimento della celebrazione, ad es. come lettori, cantori, sacrestani, ecc.

Con il Capitolo III si inizia ad esaminare metodicamente le aree dove purtroppo sono emersi qualche volta e in qualche regione degli abusi. Lo si fa a volte citando la legislazione in vigore, a volte facendone la sintesi con un breve commento o monito. Non di rado si attinge al testo della recente Enciclica. In questo Capitolo sono trattati due argomenti di primaria importanza: la qualità del pane e del vino utilizzati per l'Eucaristia e la Preghiera eucaristica. Successivamente vengono esaminate in ordine alcune parti della Messa dove sono emersi dei problemi.

Tale approccio prosegue nel Capitolo IV che tratta dell'atteggiamento spirituale, di fede e morale richiesto a chi accede alla Santa Comunione, e delle modalità contemplate dalle norme per la distribuzione della Comunione in varie circostanze. Da ciò emerge chiaramente la preoccupazione di garantire il rispetto per il Corpo e Sangue di Cristo e il buon ordine della celebrazione.

Il Capitolo IV considera alcuni aspetti per così dire esterni della Santa Messa: la scelta e le caratteristiche del luogo, i vasi sacri e i paramenti liturgici, cercando di offrire spiegazioni e restituire una maggiore nitidezza ai requisiti della Chiesa in materia.

Con il Capitolo VI si passa oltre la celebrazione stessa della Santa Messa per dare considerazione ad alcune lodevoli prassi che hanno le loro radici nella fede cattolica circa la permanente presenza del Signore Gesù nelle sacre specie anche dopo la conclusione della Messa. Si considerano i requisiti riguardanti il luogo della conservazione del Santissimo Sacramento, e si da incoraggiamento alle sane prassi accolte e promosse dalla Chiesa per l'adorazione del Santissimo, comprese le visite nelle chiese a scopo di preghiera personale, l'esposizione liturgica della sacra Ostia, le processioni, i congressi eucaristici.

Nel Capitolo VII si cerca di cogliere un'altra realtà che riguarda i fedeli laici. Mentre, infatti, il Capitolo II parla del loro ruolo "ordinario", il settimo offre invece delle considerazioni rispetto alle cose che i fedeli sono legittimamente chiamati dai pastori a fare quando i sacerdoti o i diaconi non sono disponibili in numero sufficiente, cioè i compiti "straordinari". Il documento offre dei criteri per evitare confusione in merito a livello sia concettuale che pratico. Il relativo numero di sacerdoti o di diaconi è molto differente nelle varie parti del mondo, perciò il documento loda la generosità dei laici quando un loro aiuto si rivela necessario, ma esorta a non perdere di vista la sua "straordinarietà". Inoltre, si offrono anche degli spunti quanto alla celebrazione della domenica nelle comunità cristiane dove il sacerdote non può sempre essere presente per assicurare la Santa Messa, ricollegandosi in gran parte alle norme più estese in materia pubblicate diversi anni or sono.

Con il Capitolo VIII, l'ultimo, si giunge a considerare i possibili rimedi a quanto non è sempre in linea con le normativa vigente. Il primo rimedio consiste senz'altro nel fare acquistare da tutti una migliore conoscenza della fede e quindi delle forti motivazioni per rispettare le forme e le regole della liturgia. Dal momento, però, che la Chiesa ha il suo sistema di giurisprudenza, il suo Codice di Diritto Canonico e le sue procedure, alcuni elementi giuridici di rimedio vengono richiamati in maniera più evidente. Tutti gli abusi sono da evitare e correggere, ma esistono delle cose oggettivamente più gravi che la Chiesa non può tollerare. L'essenziale delle procedure messe in rilievo gira attorno al ruolo chiave del Vescovo, il quale può anche conoscere meglio le persone e le circostanze. Tocca quasi sempre a lui indagare, convincere, far sì che le cose negative non si ripetano. Il ruolo dei collaboratori del Santo Padre, in particolare, nella maggior parte dei casi, della Congregazione per il Culto Divino, è quello di agire, per quanto necessario, offrendo un appoggio al Vescovo diocesano, tenendolo informato, offrendogli dei consigli e cercando insieme a lui di garantire la pace e l'unione di tutti nella carità.

L'Istruzione Redemptionis sacramentum conclude citando l'Enciclica del Santo Padre Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, sul modo in cui l'Eucaristia costituisce per sua natura un antidoto alla tendenza della natura umana verso la disarmonia e il conflitto. L'Eucaristia per la fede cattolica è un grande mistero e una realtà potente. Con l'aiuto di Maria, Madre del Signore, "Donna dell'Eucaristia", si riuscirà ad evitare che la fragilità umana ostacoli l'azione di Dio in questo meraviglioso Sacramento. Tutti i cristiani devono fare la loro parte, ma in modo particolare gli stessi ministri sacri, i quali, dal momento della loro ordinazione, si sono volontariamente dedicati al servizio incondizionato del Popolo di Dio.

L'Istruzione Redemptionis sacramentum termina con le formule abituali, riferendo che il Santo Padre ha dato la Sua approvazione nella solennità di S. Giuseppe, il 19 marzo 2004, e che di conseguenza i Superiori della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti hanno firmato il testo il 25 marzo, nella solennità dell'Annunciazione del Signore.

Roma, 23 aprile 2004

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[Fonte: SIR (Servizio Informazione Religiosa)]

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