Per i copti ortodossi ci sono 
accordo e concordia tra i cristiani d'oriente
Yussef Hourany, su AsiaNews del 10 giugno 2005

Intervista con Papa Shenouda: il dialogo deve riprendere anche con i cattolici, con i quali è fermo a causa del primato petrino. Preoccupa la fuga dei cristiani dal Medio oriente. I terreni delle Chiese sono proprietà dei fedeli e non possono essere ceduti.

Amman - Ci sono “accordo e concordia” tra i cristiani d’Oriente; il dialogo tra loro deve continuare ed essere basato sulla reciproca fiducia. 

È quanto sostiene Papa Shenouda, capo spirituale dei Copti Ortodossi nel mondo, che in un’intervista ad AsiaNews parla anche della difficoltà del dialogo con la Chiesa cattolica, ostacolato dal problema del primato del vescovo di Roma,  e della sua speranza in una ripresa durante il pontificato di Benedetto XVI.

Presente ad Amman per i lavori del Consiglio ecumenico delle Chiese della regione, Papa Shenouda capo di più di dieci milioni di fedeli nel mondo e soprattutto in Egitto, nega che “il dialogo inter-religioso nella regione araba sia condizione di sopravivenza delle religioni, perché ciò che regna nella regione è l'accordo e la concordia fra i responsabili religiosi”. “Il dialogo deve essere basato sulla fiducia reciproca fra tutti i componenti del tessuto religioso arabo, compresi i cattolici, ma non con gli ‘Ebrei’”. “La Chiesa copta ortodossa non accetta di andare a Gerusalemme fino a quando non sarà liberata dalla presenza israeliana”.

Ad una domanda sugli ultimi sviluppi della situazione in Israele dopo la vendita dei terreni da parte del patriarca destituito Ireneo al governo d'Israele, Shenouda ha espresso la sua “ferma condanna di questi atti ingiusti, perché i terreni della Chiesa sono proprietà dei suoi fedeli e non del suo dirigente”; il capo dei copti ortodossi  chiede ai responsabili religiosi cristiani di non vendere i loro terreni che costituiscono l'unica garanzia per mantenere la presenza cristiana in Medio oriente. Sul futuro dei cristiani in Medio oriente, Shenouda non ha nascosto la sua preoccupazione “a causa del flusso enorme dei cristiani verso l'occidente da una parte e della situazione difficile che travolge la regione dall’altra. Ma bisogna sperare nel Signore, re della storia e guardiano del suo popolo”.

Quanto al dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica, Shenouda ha ricordato che esso è iniziato dopo il concilio Vaticano II, con la sua visita storica in Vaticano nel 1973 e la firma insieme con Paolo VI della Dichiarazione comune con la Chiesa cattolica.(1) Ora è fermo a causa di controversie teologiche e dogmatiche. “Il problema maggiore che ostacola il dialogo ecumenico è il primato del vescovo di Roma che impedisce qualsiasi sviluppo con le Chiese orientali perché Gesù Cristo non ha lasciato un solo successore ma ha conferito alle singole Chiese questa potestà”. Tutti i capi delle Chiese orientali sono, sempre secondo Shenouda, successori di Gesù Cristo.

Il Papa Shenouda,ha comunque espresso “compiacimento” della Chiesa che presiede per l'elezione di Papa Benedetto XVI, che si è mostrato molto aperto al dialogo ecumenico ed ha chiesto alla Chiesa cattolica di non interrompere il dialogo su molte questioni comuni.

Egli ha infine espresso la sua fiducia nei giovani che costituiscono "la primavera della Chiesa". Per questo ha annunciato l'istituzione in seno al patriarcato copto ortodosso nel Cairo di un organismo che si occupa dei giovani, ed è la prima vota che  accade, presieduto da un vescovo giovanissimo. “Vogliamo seguire i giovani e condurli sulla strada giusta, e questo è un comandamento urgente in questo periodo per poterli proteggere dalle tendenze al male”.
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(1) Alcune notazioni fondamentali:

  • Nel 1973 Shenouda III (il primo Patriarca Copto a visitare il Papa di Roma) e Paolo VI firmano una dichiarazione comune nella quale si auspica l' unità della Chiesa. Viene formata una commissione mista copta-cattolica . Nel 1979 Shenuda III si incontra con l'arcivescovo di Canterbury.Shenouda inizia anche il dialogo ecumenico con gli Ortodossi e i Protestanti. Nel 1981 L'ascesa del fondamentalismo islamico raggiunge il culmine quando il Presidente Sadat pone Shenouda III agli arresti domiciliari cui resterà fino al 1985. Nel 1987 Copti e Ortodossi eliminano le rispettive scomuniche.

  • I rapporti ecumenici tra la chiesa cattolica e la chiesa armena hanno per base la dichiarazione comune del papa Paolo VI e del katholikòs armeno Vasken I (1970). La visita di Giovanni Paolo II al patriarca armeno di Costantinopoli del 1979 ha ulteriormente migliorato i buoni rapporti tra le due chiese, e in particolare col katholicos Karekin, morto nel 1999.

 

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