L'unità dei cristiani priorità del Pontificato di Benedetto XVI

Intervista a Radio Vaticana del Primate della Comunione Anglicana, Dott. Rowan Williams e del Priore di Bose, Enzo Bianchi


Benedetto XVI, in questi primi giorni del suo Pontificato, ha già affermato chiaramente che uno dei suoi impegni primari sarà quello di “lavorare senza risparmio di energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo”: “Non bastano le manifestazioni di buoni sentimenti – ha detto il 20 aprile scorso – Occorrono gesti concreti che entrino negli animi e smuovano le coscienze, sollecitando ciascuno a quella conversione interiore che è il presupposto di ogni progresso sulla via dell’ecumenismo”. E in questi giorni si sono stretti intorno al nuovo Pontefice i rappresentanti delle varie confessioni cristiane: tra questi il Primate della Comunione Anglicana, l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams. Philippa Hitchen lo ha intervistato chiedendogli quali siano, a suo avviso, le prospettive di questo Papato sul piano ecumenico:  

R. Ci sono tre fasi nella vita di Benedetto XVI. Come teologo, inizialmente in Germania, ha scritto delle cose straordinarie, positive e incredibilmente fruttuose, circa la natura della Chiesa, la natura della fede cristiana. Alcune delle cose scritte dal teologo negli anni ’70 le trovo ancora straordinariamente significative. Ho riletto recentemente degli scritti del 1976 dove descrive il modo in cui il vero Dio ha un nome e chiama le persone per nome, mentre i “falsi dei” sono numeri e trattano le persone come numeri. È qualcosa che vale la pena riaffrontare e a cui pensare per altri anni ancora. La seconda fase è quella in cui viene incaricato professionalmente, nel suo lavoro in Vaticano, delle definizioni dottrinali. Egli ha costantemente lottato per la chiarezza delle definizioni. Questo è stato il suo compito, questo è quello che gli è stato chiesto. Adesso gli è stato chiesto di affrontare un terzo compito. Come lo affronterà noi ancora non lo sappiamo, ma come è già stato detto ci sono dei segnali di come trovare una via, insieme agli altri, alla luce dell’enciclica di Giovanni Paolo II “Ut Unum Sint”, coinvolgendoli nel dibattito sull’esercizio del Ministero Petrino. Mi sembra che gli avvenimenti delle ultime settimane, dalla morte al funerale di Papa Giovanni Paolo II, fino all’inizio del Pontificato domenica, siano stati una sorta di anticipo di un legame di amicizia a livello mondiale che ha visto gli uomini riunirsi per adorare Dio e rendergli gloria. Di fronte alle difficoltà poste dalle definizioni dottrinali s’intravede ora una unità ad altri livelli. La mia opinione è che proprio su questo piano il Papa intenda lavorare. Questa è la mia preghiera.

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Dunque anche sul piano ecumenico Benedetto XVI si pone in continuità con l’azione di Giovanni Paolo II. Ascoltiamo in proposito la riflessione del priore della comunità ecumenica di Bose, Enzo Bianchi, intervistato da Rosario Tronnolone:

R. – Non solo Benedetto XVI confermerà il cammino fatto da Giovanni Paolo II, ma lo rafforzerà. Non dimentichiamo che nel passato il cardinale Ratzinger era stato sempre molto attento all’ecumenismo e al dialogo con gli ortodossi. Nel suo discorso inaugurale, addirittura ha detto che Dio sarà giudice di quello che lui farà per il cammino di comunione tra le Chiese. Mi sembra, dunque, non solo un convincimento ma anche un impegno preso davanti a Dio e poi ribadito di fronte a tutte le Chiese e le comunità cristiane. Credo che il dialogo ecumenico sarà molto rafforzato da Benedetto XVI.

D. – Per quel che riguarda il dialogo con le altre religioni?

R. – Io credo che sarà confermato. Certamente, Benedetto XVI è consapevole che c’è anche il pericolo, quello del relativismo, per il quale una religione vale l’altra. Molti gesti profetici di Giovanni Paolo II - questo lo si può dire senza nessun spirito di critica - come il gesto di Assisi, non erano stati sempre ben capiti. Si era pensato qualche volta a pregare insieme, mentre Giovanni Paolo II aveva fatto una preghiera simultanea, non una preghiera comune. Quindi, il suo cristocentrismo, la centralità di Cristo che ha Benedetto XVI potenzierà il dialogo, ma con una saldezza nella verità cristiana e nella convinzione che Gesù è davvero il Salvatore unico di tutti gli uomini.

D. – Benedetto XVI ha voluto anche dare come sigla del suo Pontificato il suo lavoro per la pace. In che modo si può contribuire perché la pace diventi una realtà?

R. – Occorre certamente che la pace diventi anzitutto un compito spirituale. È inutile che si vogliano fare azioni di pace senza essere prima uomini di pace, ricevere questo dono dal Signore e viverlo concretamente nella nostra vita quotidiana. La pace innanzitutto è un impegno spirituale. Benedetto XVI lo ribadisce. Nello stesso tempo non dimentichiamo le parole nette, chiare, che il cardinale Ratzinger ha detto in occasione della guerra nel Golfo. Il suo impegno di pace, dunque, sarà un impegno saldo, forte, chiaro.
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[Fonte: Radio Vaticana del 27 aprile 2005]  
 

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