SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI
18-25 GENNAIO 2005

 

" Cristo, unico fondamento della Chiesa"
 
(1 Corinzi 3, 1-23)

  

  Le circostanze in cui il tema è stato sviluppato sono contrassegnate da nuove possibilità di crescita per la Chiesa. Le chiese in Slovacchia stanno sperimentando, da oltre una decade, un rinnovamento e un progresso, dopo quattro decenni in cui hanno vissuto una situazione politica che, pur permettendo alle chiese di esistere, tentava, nondimeno, di impedirne lo sviluppo e ostacolarne la testimonianza verso la società. Nel lavoro di preparazione del tema per la Settimana di preghiera di quest'anno, la Commissione preparatoria ha riflettuto sulla traccia delle seguenti domande: 

  1. Qual è il fondamento su cui è stata costruita questa nuova "esistenza" delle loro chiese? 
  2. Nel percorso di sviluppo delle singole comunità confessionali, vi è anche uno spazio per crescere verso l'unità
  3. Quali sono i mezzi per rafforzare il servizio della chiesa?

    Il Nuovo Testamento contiene lettere scritte alle chiese come incoraggiamento per la loro crescita spirituale, dal momento che esse vivono in una condizione spesso ostile ai valori del vangelo. Una di queste, da cui i membri della Commissione preparatoria hanno tratto ispirazione, è la prima lettera ai cristiani di Corinto. Le riflessioni che seguono intendono servire da introduzione teologico-pastorale al tema di quest'anno e ai commenti per gli otto giorni, tratte primariamente dal contesto slovacco e dalla recente esperienza delle comunità cristiane in esso presenti. Sono, tuttavia, riflessioni che potrebbero interessare tutte le chiese, a prescindere dal contesto in cui si trovano e dalla situazione di ascesa o declino che devono affrontare.


Crescere nella fede significa crescere nell'unità

    Riflettendo sull'esperienza di crescita, ci siamo accorti che essa è un dono per tutte le chiese in Slovacchia. La gente, che prima del 1989 evitava adesione alla chiesa, ha cominciato a rivolgersi alle chiese con importanti interrogativi sulla propria vita. Ciò significa che le chiese hanno dovuto imparare a rispondere e comunicare il vangelo in questo nuovo contesto di ascesa. La situazione non differisce da quella vissuta da Paolo, che aiuta la chiesa di Corinto in una sua fase di crescita.

    Tuttavia, questo cammino non è mai esente da problemi e regressi. Paolo osserva che i Corinti non sono ancora pronti per il cibo solido, che assicura la crescita nella fede. È normale che all'inizio si prenda il latte, tuttavia, se dopo un certo tempo ancora non si riesce a prendere il cibo solido, ci sono indizi di squilibrio nel corpo.

    Paolo usa un'espressione molto forte per richiamare i cristiani di Corinto. Li chiama "ancora troppo bambini" poiché li vede spiritualmente immaturi. Essi vivono ancora assecondando le inclinazioni umane, come indica la loro gretta rivalità e il continuo litigare fra loro (primo giorno, 1 Cor 3, 1-4). Come può Paolo usare parole così forti nel descrivere un popolo la cui chiesa è tanto ricca di doni diversi e così piena di vita? Egli stesso ne conosce la ricchezza, e ne fa menzione in 1 Cor 14.

    La mancanza di maturità spirituale non era emersa finché non sono apparsi progetti superbi e segni visibili di potere. La comunità era ricca di doni e di opere. In questo senso essi non erano né più poveri, né più deboli di qualunque altra comunità. Nonostante ciò, Paolo definisce la comunità mondana e infantile. Perché? Perché fra di essi non vi era unità.

    Conseguentemente, le chiese di Slovacchia si sono chieste: "Quanto è stata autentica la nostra crescita in questi ultimi quindici anni di ritrovata libertà e nuove possibilità?", "Quale valore hanno i nostri successi, se ci sono ancora tensioni fra noi, in quanto confessioni diverse?". Le chiese in Slovacchia hanno compreso la necessità di pregare per una crescita nella fede che fosse contraddistinta dall'unità nel servizio e dalla comprensione reciproca.


L'umiltà nel servizio unisce

    I motivi di divisione a Corinto non erano dovuti al rigetto di qualche elemento fondamentale della fede. Il problema reale era il fatto di non essersi lasciati alle spalle vecchi modelli di comportamento. Nonostante tutti i doni con cui i Corinti erano stati benedetti, qualcosa ancora mancava: non erano uniti in una sola mente e in un solo proposito. Paolo rigetta questo stile di essere cristiani. Egli non cade nella trappola della rivalità quando alcuni lo onorano e dichiarano di appartenere a lui, ma insiste che né lui né Apollo sono "signori" cui la gente deve appartenere. Essi sono "servitori per mezzo dei quali voi siete giunti alla fede" (1 Cor 3, 5). Neppure quel ministero è stato esercitato con la loro autorità: nell'offrire tale servizio, infatti, essi potevano contare solo sulla grazia del Signore, poiché: "A ciascuno di noi Dio ha affidato un compito" (1 Cor 3, 5).

    Questo atteggiamento mostra umiltà e grandezza al tempo stesso. Ciò che Paolo intende per servizio è diverso da ciò che è inteso da una prospettiva mondana, ove l'essere solo un "servitore" è opposto al voler essere servito come un personaggio importante. Gesù ci insegna: "Il Figlio dell'uomo, è venuto non per farsi servire, ma per servire" (Mt 20, 28). Perciò tutti i doni ricevuti devono essere messi a servizio del piano di Dio, dal momento che devono essere ricondotti all'Autore di questi doni e non a coloro che li hanno ricevuti.

    Paolo comprende che i frutti di questo servizio saranno differenti, perché saranno costruiti sulla cooperazione di ciascuno. Questa è anche la realtà sperimentata nel contesto slovacco. A motivo della nuova situazione, e cioè soprattutto della mobilità della gente, molto spesso i ministri non vedono il frutto di ciò che hanno piantato. Ora, proprio come nella descrizione di Paolo, alcuni piantano, altri si occupano delle necessità quotidiane delle persone, altri raccolgono. Nel passato la gente rimaneva negli stessi villaggi e città perciò i loro pastori si prendevano cura delle loro necessità spirituali dal momento in cui il seme veniva piantato, fino al momento in cui venivano raccolti i frutti maturi. Oggi forse ci sono molte persone coinvolte in questo processo di crescita. Questo cammino non è scevro da problemi. Anche fra chiese della stessa confessione, una situazione del genere può causare tensioni fra i ministri, come accadde a Corinto. Oltre tutto, spesso dimentichiamo che non è il ministro che provoca alla fede, ma è solo "Dio che fa crescere" (secondo giorno, 1 Cor 3, 5-9).

    Questa circostanza richiede di fermarci a riflettere: fino a che punto le tensioni fra di noi sono causate da differenze nella dottrina? Quanto orgoglio vi è ancora fra noi? Fino a che punto permettiamo che il desiderio di potere controlli le nostre azioni, invece di un desiderio e una prontezza a servire?
Paolo dovette affrontare una situazione analoga a Corinto. La sua risposta è che l'umiltà nel servizio unisce. Questo è, in effetti, quello che le chiese stanno imparando nella loro vita insieme. Ci rendiamo conto che siamo cooperatori nell'opera di Dio, e che costruiamo ciascuno sull'unico fondamento gettato da Dio, e cioè Gesù Cristo. Sapendo questo siamo in grado di aiutarci a vicenda e ad agire secondo la grazia che Dio ha dato a ciascuno di noi (terzo giorno, 1 Cor 3, 10-11).


Costruire il servizio sull'unico fondamento

    La responsabilità che noi abbiamo nel nostro servizio è grande. Le fondamenta sono state gettate, ma l'edificio che è costruito dipende dal lavoro di ciascun operaio. In quale modo ciascuno di noi userà il dono ricevuto da Dio? Paolo fa riferimento, più avanti nella sua lettera, al fatto che c'è varietà di doni e di servizi dati, ma che è lo stesso Signore che li elargisce. La diversità è data dallo stesso Spirito per il bene comune e per l'unità del Corpo (1 Cor 12, 4ss). Questi doni devono essere utilizzati in modo conforme all'edificazione della Chiesa e alla costruzione di ponti come segno di speranza e come frutto dell'unità in Cristo (quarto giorno, 1 Cor 3, 12-13a).

    Ciò che è chiaro a Paolo e al nostro contesto, è che il lavoro fatto per costruire l'edificio sarà valutato e il contributo apportato da ciascuno sarà messo in luce. Nel passato, a volte, le chiese sono rimaste troppo ripiegate su se stesse, assorbite nei loro progetti, invece di essere tese alla proclamazione del Cristo crocefisso e risorto, fondamento della vita cristiana. Paolo si considera responsabile davanti a Dio per quello che ha compiuto. Allo stesso modo le chiese devono sentirsi responsabili non solo davanti a Dio, ma anche le une verso le altre, in quanto collaboratrici nel servizio. Il tipo di lavoro fatto rivelerà la qualità del loro discepolato (quinto giorno, 1 Cor 3, 13b-15).

    Nel tentativo di incoraggiare i cristiani di Corinto, Paolo deve ribadire quale fosse la loro natura. Dal momento che hanno ricevuto il dono dello Spirito, essi sono divenuti tempio di Dio e portatori della sua immagine. Questa realtà sfida i cristiani a vivere uniti nello Spirito, che a sua volta li unisce in Cristo (sesto giorno, 1 Cor 3, 16-17).

    Dalle esperienze umane e dalle storie che oggi possiamo raccontare, cominciamo a vedere la stoltezza delle nostre strade che hanno causato divisioni fra coloro che seguono Cristo. Ed è a tale stoltezza che Paolo si riferisce nella lettera ai Corinti, quando li esorta ad andare d'accordo ed evitare le divisioni, dal momento che avrebbero dovuto avere lo stesso intendimento e lo stesso proposito (1 Cor 1, 10). Abbiamo causato nell'unica Chiesa di Cristo molte divisioni fondate sul disaccordo, dal momento che non abbiamo avuto le stesse intenzioni e lo stesso proposito, e abbiamo, invece, operato l'uno contro l'altro. Questo potrebbe essere visto come il frutto di un vivere in un mondo in cui individualismo e competizione sono considerati saggezza. Paolo invece, proclama il messaggio di Cristo, che si è umiliato ad accettare la debolezza umana fino alla morte, rivelando ciò che "Dio ha preparato per quelli che lo amano" (1 Cor 2, 9) (settimo giorno, 1 Cor 3, 18-20).

    Paolo stabilisce un legame fra i diversi operai che lavorano a servizio del vangelo, e pone questa fraternità nel contesto dell'unità universale e cosmica. Egli rassicura coloro che in tempi e modi diversi edificano, che tutti insieme sono di Cristo. Se apparteniamo a Cristo apparteniamo anche a Dio Padre, che nella creazione ha agito mediante Cristo per fare nuove tutte le cose e riconciliarle. Come cooperatori nell'opera di Dio, siamo uniti quando comprendiamo che il nostro ministero è in Cristo, ed è diretto a Dio che ha gettato l'unico fondamento della nostra fede e dal quale proviene la nostra unità (ottavo giorno, 1 Cor 3, 21-23).

    Gli otto giorni di preghiera sono un invito a riflettere insieme come chiese divise, ad invocare la benedizione le une per le altre, e a discernere se possiamo essere ancor più tese verso l'unità.


Preparazione del testo della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 2005

    Il materiale elaborato è frutto del lavoro di un gruppo ecumenico composto da membri del Comitato teologico del Consiglio ecumenico delle chiese in Slovacchia, che ha stilato una prima bozza dell'attuale testo, alla cui elaborazione hanno preso parte (in ordine alfabetico):

Vescovo Augustin Bacinsky (Chiesa vecchio cattolica)
Rev. Tsolt Görözdi (Chiesa riformata)
Rev. Jan Halama (Chiesa cattolica)
Rev. Jozef Havercak (Chiesa ortodossa)
Rev. Jan Henzel (Chiesa dei fratelli)
Rev. Gabriela Kopas (Chiesa metodista)
Rev. Jozef Kulacik (Unione battista)
Rev. Mikulas Lazor (Chiesa ortodossa)
Rev. Ondrej Prostrednik (Chiesa evangelica della confessione augustana)

    Desideriamo ringraziare di cuore tutti i membri del Comitato teologico per il materiale e l'ispirazione offertaci.

    Il testo, nella forma attuale e nella sua completezza, è stato redatto durante un incontro della Commissione preparatoria internazionale nominata dalla commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle chiese e dal Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani della Chiesa cattolica. Il gruppo si è riunito nella Casa per Ritiri tenuta dai Gesuiti a Piesta y, Slovacchia, accolti dal direttore della Casa p. Emil Vani. Un pensiero grato va a tutto lo staff del centro per la loro accoglienza e la vicinanza nella preghiera.

    Desideriamo porgere il nostro più vivo ringraziamento al Consiglio ecumenico delle chiese in Slovacchia e in particolare al suo Segretario generale Rev. Ondrej Prostrednik per il lavoro svolto nella preparazione del progetto a livello locale e per l'ospitalità riservata alla Commissione preparatoria internazionale durante l'incontro.


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Nota
    I testi biblici riportati nel presente libretto sono tratti:
- per l'A.T. da: Parola del Signore. La Bibbia. Traduzione interconfessionale in lingua corrente, Elle Di Ci-Alleanza Biblica Universale, Leumann-Roma 1985;
- per il N.T. da: Parola del Signore. La Bibbia. Traduzione interconfessionale in lingua corrente, Elledici-Alleanza Biblica Universale, Leumann-Roma 2000.


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